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Grande successo per la giornata inaugurale di “Open Doors”

Scritto da Giorgio Miserendino 26 Maggio 2022

Ha ottenuto un grande riscontro di pubblico la sessione inaugurale di Open Doors. Il Museo partecipativo oggi, il ciclo di talk internazionali organizzato da Fondazione Brescia Musei in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO – The Network of European Museum Organisations, curato da Pierluigi Sacco, professore ordinario dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti – Pescara, già Visiting Professor alla Harvard University, che, fino a novembre, vedrà coinvolti i più importanti esperti nella gestione e valorizzazione dei patrimoni culturali e delle culture contemporanee per affrontare il tema delle prospettive dei musei del futuro.

Sono state 320 le persone connesse in streaming da tutto il mondo sulla piattaforma della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali (fad.fondazionescuolapatrimonio.it) e ben più di 100 in presenza all’Auditorium di Santa Giulia a Brescia, che hanno seguito con grande attenzione gli interventi proposti durante il pomeriggio di mercoledì 25 maggio 2022.

Nel corso del primo appuntamento sono stati messi in evidenza i criteri scientifici e le linee guida del progetto Open Doorsun programma in otto sessioni tematiche che compirà una completa disanima del concetto di museo come luogo di partecipazione e sugli strumenti, le tecniche e le migliori prassi che coinvolgono le comunità e le attivano in un dialogo costante tra i contenuti museali e i grandi temi del presente mediati dal patrimonio culturale.

La sessione inaugurale, moderata da Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, è stata introdotta da Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei, a cui ha fatto seguito l’intervento di Laura Castelletti, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Brescia, di Alessandra Vittorini, direttore della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e di Julia Pagel, segretario generale di NEMO – The Network of European Museum Organisations.

“L’idea di organizzare il ciclo di incontri di riflessione e confronto – ha commentato Francesca Bazoli – nasce dall’esigenza che il consiglio direttivo e la direzione della nostra Fondazione hanno sentito in modo molto forte di chiarire tutte le potenzialità di una sperimentazione, già per noi in atto, relativa ad una pratica ed ad una funzione museale che proietta il museo oltre le sue funzioni tradizionali conservative ed informative/educative, per renderlo un luogo di cittadinanza attiva e di partecipazione, di inclusione sociale, un centro di competenze e servizi a favore della comunità e degli ospiti di questa, una vera e propria “casa” della comunità in tutte che le sue diverse componenti, da quelle più vivaci, attive, “in crescita” a quelle più bisognevoli di supporto”.

“In questi anni – ha aggiunto Laura Castelletti –, abbiamo messo al centro delle politiche amministrative la cultura, investendo in modo significativo in produzione culturale. Abbiamo soprattutto puntato sui musei come dei facilitatori e come degli attivatori del processo di sviluppo culturale, di benessere, di crescita e di inclusione sociale. Oggi possiamo affermare che Brescia finalmente c’è, come realtà culturale e come presenza d’arte, capace anche dal punto di vista culturale di offrire innovazione e modelli di riferimento come Fondazione Brescia Musei. Il lavoro che stiamo sviluppando attraverso la partecipazione – ha proseguito Laura Castelletti – è quello che ci ha permesso di passare dall’essere capitale della manifattura a Capitale della Cultura”.

“Per la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali – ha dichiarato Alessandra Vittorini  – tale collaborazione, oltre che rinsaldare il proficuo rapporto che ci lega alla Fondazione Brescia Musei, è strategica in virtù dei contenuti di grande attualità e del partenariato di respiro internazionale. Tra i punti chiave che caratterizzano questo progetto” – ha aggiunto –  c’è la riflessione sul ruolo delle istituzioni culturali, e in particolare dei musei, nella società contemporanea; ma fondamentale è il focus sul valore delle competenze dei professionisti delle istituzioni culturali e sul ruolo della formazione come risposta concreta ad una fase storica in cui il professionista deve misurarsi con sfide epocali, prima fra tutte, la dimensione digitale; in una dimensione, appunto, di partecipazione, di condivisione, dibattito e confronto”.

Collegata da remoto Julia Pagel ha affermato come Open Doors, sia “un progetto necessario, fondamentale e strategico per le comunità che avranno modo realmente di essere coinvolte in modo attivo. Open Doors sarà uno strumento unico per facilitare le opportunità di apprendimento e di scambio di best practice, per stimolare la cooperazione e lo scambio al di là dei confini nazionali. L’approccio partecipativo, l’occasione che Open Doors offre di lavorare insieme è una sfida che vede impegnati e coinvolge tutti e che mette in gioco il super potere dei musei: la fiducia, necessaria per la partecipazione e la collaborazione, senza la quale non è possibile parlare di sviluppo”.

L’incontro è proseguito con l’intervento dei rappresentanti delle più importanti istituzioni e think tank del sistema culturale italiano e internazionale: Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello; Andrea Cancellato, presidente di Federculture; Alberto Garlandini, presidente della Associazione Abbonamento Musei; Adele Maresca Compagna, presidente di ICOM Italia; Daniele Pitteri, presidente della Associazione Mecenate 90; Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani; Valdo Spini, presidente di AICI – Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane.

Alberto Garlandini ha espresso il suo entusiasmo per l’iniziativa Open Doors che “esemplifica il ruolo dei musei oggi nella società contemporanea, luoghi che conservano capolavori, ma anche e soprattutto agenti di innovazione, trasformazione e inclusione delle comunità. Il Museo – ha continuato il presidente della Associazione Abbonamento Musei -, è un grande servizio per il benessere dei cittadini, un dono che viene fatto alla cittadinanza per trovare nuove identità e nuove sicurezze, in un momento storico quale quello che stiamo vivendo in cui l’insicurezza e le difficoltà hanno provato le comunità tutte”.

“Open Doors” – ha commentato Andrea Cancellato -, riapre la questione dell’importanza del ruolo e del significato di un museo oggi nel XXI secolo, che si è aperto con grandi speranze per il futuro e che sta diventando invece molto difficile. La pandemia ha chiuso gli spazi di incontro, la guerra che è arrivata in Europa ci lascia sgomenti: di fronte a queste grandi questioni, i musei e la cultura assumono un ruolo rilevantissimo. L’importante è che siano capaci di aprirsi alle domande che vengono dai cittadini e dai visitatori, e che possano con loro affrontare questi tempi con serietà e spirito di partecipazione”.

Pierluigi Sacco, a cui è affidata la curatela scientifica del progetto Open Doors, ha sottolineato come “lepratiche della partecipazione siano oggi estremamente complesse e rispondano inevitabilmente a contesti culturali diversi. Il percorso che deve fare il museo è passare dall’essere tempio del sapere e della conoscenza, finora visto soprattutto come una risorsa, ma in mano ad esperti, all’essere un dispositivo della conoscenza offerto ad un pubblico sempre più ampio. Il livello esperienziale del pubblico che si rapporta al museo deve essere determinato dalla consapevolezza di ciascuno degli elementi che si hanno a disposizione. Sta emergendo l’idea del museo come nodo sociale nel quale le persone sono chiamate a non essere solo pubblico, ma comunità esistente, non solo audience del museo, ma elemento costitutivo dello stesso. Al punto che il museo possa essere percepito nella pienezza della sua potenzialità, con un ruolo equiparabile a quello che la scuola e l’ospedale hanno all’interno della società”.

Doris Sommer, fondatrice e direttrice della Cultural Agents Initiative alla Harvard University, ha portato la sua esperienza e visione su come si possa approcciare un metodo di partecipazione da parte delle realtà museali. “Come insegnante di letteratura (Doris Sommer è titolare della cattedra di cattedra di lingue e letterature romanze e di studi afroamericani e sudamericani alla Harvard University) ho avuto modo di rendermi conto di come tutto possa essere ‘insegnato’ e di come si possa creare partecipazione culturale a partire proprio dall’approccio con cui si considera la cultura stessa. Le persone devono sentirsi coinvolte in prima persona, sulla base dei propri interessi ed è importante che questo avvenga a partire dalla scuola, perché la pratica di frequentare i musei diventi un’estensione della vita quotidiana, che possa così aggiungersi e collegare tutti i fili dei tessuti culturali urbani”.

Ha moderato e condotto l’opening session Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei, che ha chiuso la prima giornata di Open Doors esprimendo la propria soddisfazione per l’avvio di un progetto di tale portata. “Abbiamo dato il via oggi”, ha affermato Karadjov, “ad un percorso virtuoso, di incontro e dialogo, aperto alle migliori prospettive ed esperienze, che ci permetterà di guardare ai musei come cantieri socioculturali in cui il patrimonio diventa strumento di costruzione delle comunità e attivatore di capacità, che ci guiderà ad esplorare il modo in cui la partecipazione diventa cittadinanza e vera concretizzazione dei principi insiti nella convenzione di Faro. È con soddisfazione”, ha chiuso, “che possiamo contare sul meglio delle istituzioni italiane ed internazionali di riferimento per un progetto dal forte valore educativo, che riconosce a Brescia un ruolo fondamentale nell’essere testimonianza della funzione sociale dei musei”.

Il prossimo incontro, il primo talk tematico degli otto che compongono il ciclo Open Doors, dal titolo La partecipazione che unisce, è in programma mercoledì 8 giugno alle 16.30, nel quale si discuterà del museo come luogo sicuro e accogliente per tutti coloro che soffrono la discriminazione e la marginalizzazione.

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