Home Lifestyle Van Gogh e il soffocante candore di una stanza che lo imprigiona

Van Gogh e il soffocante candore di una stanza che lo imprigiona

Scritto da Federica Lamberti

Siamo soliti considerare il bianco come il colore della purezza, il candore, la massima espressione di luce, ma per alcuni potrebbe rappresentare l’oblio, un buco nero che imprigiona mente e corpo in una dimensione quasi irreale. Ed è proprio sotto questa prospettiva che il drammaturgo Stefano Massini interpreta le vicende biografiche di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi: Vincent Van Gogh, famoso per le sue tele pregne di colori ma anche per la sua vita travagliata.

L’opera teatrale «Van Gogh. L’odore assordante del bianco», in scena fino al 4 marzo al teatro Eliseo di Roma, infatti prende spunto dall’episodio che costringerà nel 1889 Van Gogh a ricoverarsi nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy in Provenza in seguito ad un attacco di follia che lo aveva portato a tagliarsi l’orecchio.

Rinchiuso quindi in una stanza invasa dal bianco, accecante per quanto è candida, anzi “assordante” come ci suggerisce con un ossimoro il titolo, il pittore, interpretato magistralmente da Alessandro Preziosi, cade in balia della sua pazzia alimentata proprio dalla privazione dei colori. E in questo turbinio di emozioni i confini tra ciò che è reale e ciò che non lo è sembrano mettere in crisi non solo il protagonista animato da frustrazione e impeti rabbiosi, ma anche lo stesso spettatore.

Tema centrale è proprio il labile confine tra logica e follia, spesso ricorrente ma ancora oggi molto attuale in una società quale la nostra, caratterizzata da forti incertezze che mettono in discussione la nostra percezione di realtà e che quasi impercettibilmente sfuma nella finzione, il sogno, l’oblio.

Un tema che ci fa riflettere su quanto precarie siano le nostre convinzioni e come basti poco per mettere in crisi le idee, la mente e l’identità stessa, fino a cadere in una dimensione dai confini a-temporali che ci soffoca tra le sue bianche pareti, come soffoca Van Gogh.

«Ho i pensieri senza briglia, per la testa. […] moscerini schiacciati nel latte. Vengono fuori dalla nebbia […] ed io non posso farci niente: sono in mano loro. Comandano».

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